Storia


La prima citazione documentata di Melide si trova negli Statuti di Como, promulgati alla fine del tredicesimo secolo: nello statuto sulla pesca, Melide figura fra i comuni ai quali Como imponeva l’obbligo di portare alla sua pescheria una determinata quantità di pesce durante la quaresima.
Melide, nel Medio Evo e nel Rinascimento, era un passaggio obbligato per viaggiatori e mercanti: nella piccola località sorgeva infatti un ospizio (quello di Santo Spirito, demolito nel 1909), dove i pellegrini diretti a Roma potevano sostare in attesa di imbarcarsi per Bissone e proseguire il loro viaggio.
Melide contava allora poche famiglie, dedite all’agricoltura, alla pesca e al traghetto. Ma già nel tardo Medio Evo era diffusa l’emigrazione stagionale, specie verso il Piemonte e la Lombardia, dove gli uomini trovavano impiego come muratori e scalpellini.
Nel Rinascimento l’emigrazione melidese acquista notorietà e assume proporzioni tali da creare grossi vuoti nella comunità locale. Lo attesta un ruolo militare fatto allestire dal duca Gian Galeazzo Sforza, dal quale risulta che alla fine del 1400, a Melide, erano abili al servizio solo cinque uomini, che disponevano di una balestra, di un’arma da fuoco, di un elmo, di uno scudo e di una dozzina fra picche, pugnali e lance.
Nel Cinquecento e nel Seicento, i magistri melidesi raggiungono l‘apice della fama e del successo, specie a Roma e a Napoli, grazie alle famiglie dei Fontana, dei Castelli, dei Salvi e dei Lucchesi.
I più noti sono Domenico Fontana, architetto pontificio a Roma e quindi architetto reale a Napoli, e Matteo Castelli, architetto del re di Polonia.
Il destino di Melide, villaggio isolato e condannato all’emigrazione, cambiò con la nascita del Cantone Ticino (1803) e con gli eventi politici e pianificatori che ne seguirono. Determinante fu la costruzione del ponte-diga (1847) e della linea ferroviaria, opere che crearono le condizioni per lo sviluppo dei commerci, l’insediamento di fabbriche, il sorgere dei primi alberghi e la creazione di posti di lavoro che frenarono l’emigrazione.
La storia del Novecento melidese ripropone, in scala ridotta, quella del Ticino, con le ansie della prima guerra, la grande crisi, gli anni bui del secondo conflitto mondiale e poi il grande “boom” dopo il 1960.

Il resto è cronaca recente.
 

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Il lago al limitare dell'attuale piazza

 
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